Monday, 15 September 2008
Sunday, 7 September 2008
La mia zuppa di pollo
Da leggere a bassa voce
Ho pasticciato tutto il giorno e infatti non ho fame ma non posso concedere ancora spazio ai pensieri che si stanno appropriando lentamente di tutto il mio tempo cosi' ho deciso di prepararmi la cena pur di occuparmi in qualcosa.
Uso spesso una pentola che si chiama wok, semplicemente l'adoro, mi aiuta nella preparazione ma soprattutto mi da gusto usarla. Le padelle sono piatte, questa e' profonda come una ciotola e il cibo tende a stare vicino.
Metto dell'olio, un po' vergine e un po di qualita' scadente, giusto per risparmiare, lo so che non cambia molto ma per me cambia tantissimo. Lo faccio scaldare mentre taglio i peperoni che man mano butto dentro dopo averli puliti del bianco e di quei pallini noiosi e persistenti come i miei pensieri. Per un po' rimarra tutto sotto un coperchio in modo che i pezzi gialli e rossi, gli unici che compro per il loro colore, si ammorbidiscono. Dopo qualche minuto aggiungo del peperoncino, prima avevo una pianta ma ho finito tutti i frutti cosi' uso quello nelle confezioni cilindriche col cappuccio apribile come vorrei che fosse il mio cranio per poter prendere con le dita i miei ospiti per tirarli fuori . Se sono fortunato ho anche un avanzo di vino della sera precedente che provvedo a distribuire equamente tra la mia bocca e la pentola. Oggi ne avevo uno rosso e non so se si usa ma io lo faccio. Taglio i pomodori sempre di due tipi differenti uno grande da insalata l'altro piccolini chiamati ciliegini. Questi ultimi me li posso permettere perche' ho trovato un amico che ha un ristorante sotto casa mia e spesso me li tiene da parte a fine giornata. Quando il tutto si e' amalgamato bene e vedo che la zuppetta ha preso colore aggiungo un poco di sale e il pollo. Giro e giro e giro, lascio andare per un po' e di nuovo giro e giro e giro. Di norma mi viene una zuppa squisita e per dare un tocco in piu' aggiungo della pancetta a cubetti che insaporisce e qui mi fermo ma questa volta ho aggiunto un tocco di classe. 3 fette di formaggio pre tagliato che ha fatto una patina densa sopra il tutto.
Sono passati tanti minuti e il profumo mi ha penetrato il cervello combattendo una dura lotta con quei maledetti pensieri che si sono dovuti arrendere.
Ho vinto per il tempo che e' durato preparare la mia zuppa e il tempo di mangiarne un po' lasciando qualcosa per domani.
Ho pasticciato tutto il giorno e infatti non ho fame ma non posso concedere ancora spazio ai pensieri che si stanno appropriando lentamente di tutto il mio tempo cosi' ho deciso di prepararmi la cena pur di occuparmi in qualcosa.
Uso spesso una pentola che si chiama wok, semplicemente l'adoro, mi aiuta nella preparazione ma soprattutto mi da gusto usarla. Le padelle sono piatte, questa e' profonda come una ciotola e il cibo tende a stare vicino.
Metto dell'olio, un po' vergine e un po di qualita' scadente, giusto per risparmiare, lo so che non cambia molto ma per me cambia tantissimo. Lo faccio scaldare mentre taglio i peperoni che man mano butto dentro dopo averli puliti del bianco e di quei pallini noiosi e persistenti come i miei pensieri. Per un po' rimarra tutto sotto un coperchio in modo che i pezzi gialli e rossi, gli unici che compro per il loro colore, si ammorbidiscono. Dopo qualche minuto aggiungo del peperoncino, prima avevo una pianta ma ho finito tutti i frutti cosi' uso quello nelle confezioni cilindriche col cappuccio apribile come vorrei che fosse il mio cranio per poter prendere con le dita i miei ospiti per tirarli fuori . Se sono fortunato ho anche un avanzo di vino della sera precedente che provvedo a distribuire equamente tra la mia bocca e la pentola. Oggi ne avevo uno rosso e non so se si usa ma io lo faccio. Taglio i pomodori sempre di due tipi differenti uno grande da insalata l'altro piccolini chiamati ciliegini. Questi ultimi me li posso permettere perche' ho trovato un amico che ha un ristorante sotto casa mia e spesso me li tiene da parte a fine giornata. Quando il tutto si e' amalgamato bene e vedo che la zuppetta ha preso colore aggiungo un poco di sale e il pollo. Giro e giro e giro, lascio andare per un po' e di nuovo giro e giro e giro. Di norma mi viene una zuppa squisita e per dare un tocco in piu' aggiungo della pancetta a cubetti che insaporisce e qui mi fermo ma questa volta ho aggiunto un tocco di classe. 3 fette di formaggio pre tagliato che ha fatto una patina densa sopra il tutto.
Sono passati tanti minuti e il profumo mi ha penetrato il cervello combattendo una dura lotta con quei maledetti pensieri che si sono dovuti arrendere.
Ho vinto per il tempo che e' durato preparare la mia zuppa e il tempo di mangiarne un po' lasciando qualcosa per domani.
Saturday, 6 September 2008
Ho finito di mangiare
Hai nascosto la pistola nel giardino dei tuoi pensieri.
You have hidden the gun in the garden of your thoughts.
Lenny cammina per la via di casa sua dopo essere andato a prendere una latte caldo alla caffeteria all’angolo ed essersi stancamente trascinato fino alla riva del fiume. Tutti i giorni ripete maniacalmente questo percorso convinto che lo possa aiutare a trovare la sua vera strada.
Di fronte arriva in senso contrario un ragazzo di colore. Faccia aggrottata, vestito di scuro con una felpa da rapper e una catena finto oro appoggiata vistosamente al petto.
Lenny: “dove stai andando?”
Il ragazzo di colore senza nemmeno fermarsi lo guarda pensando ad un errore e prosegue. Lenny lo segue e gli ripete la domanda.
“Dove stai andando?”
Il ragazzo lo guarda nuovamente, interdetto rimane muto.
“Allora?”
“Chi cazzo sei?”
“Ciao sono Lenny” camminandogli di fianco gli porge la mano “Dove stai andando?”
“Perche’ lo vuoi sapere?”
“Perche’ sei un nero vestito da gangsta rapper, sei proprio come i tizi che si vedono in televisione. Non ne avevo mai visto uno da vicino prima.”
Il ragazzo non capisce e questo affiora dalla sua espressione.
“Dovresti aver paura di me allora! Bu!” ride fragorosamente
“Non e’ da me che stai andando, che paura dovrei avere?”
“Cosa vuoi dire?”
“Dovrei aver paura se fossi io la persona da cui stai andando! Ma non lo sono e quindi non ne ho e vorrei sapere dove stai andando?”
“Infatti non credo di potertelo dire!”
“Allora ho ragione a pensare che sei un gangsta rapper e che stai andando a fare qualcosa di brutto?”
Il ragazzo si ferma alla fermata di un autobus. Chiama un amico e inizia a raccontare la cosa strana che gli sta succedendo e ride. Lenny per tutto il tempo rimane impalato al suo fianco guardandosi in giro. Dopo qualche minuto chiude il telefono.
“Io sono Lenny, tu come ti chiami? Questo dovrebbe essere piu’ facile da rispondere” sorride
“Non sarai mica un poliziotto vero?”
“No sono uno scrittore e mi interesso di persone come te.”
“Che persona sono?”
“Semplicemente uno che ho notato.”
Arriva l’autobus e il ragazzo di colore sale pensando erroneamente di liberarsi di Lenny.
“Mi puoi almeno dire come ti chiami?”
Il ragazzo di colore lo guarda cercando di capire davvero chi sia questo tizio.
“Tutto questo non mi sembra reale e non capisco. Tu non stavi andando da nessuna parte?”
“Io? Si. Tornavo a casa. “ sorride
“Perche’ non hai proseguito?” sorride ironicamente
“Perche’ ho incontrato te.”
Silenzio, il ragazzo guarda fuori dal finestrino e cerca di ignorare questa presenza ingombrante. Lenny gli sta al fianco aggrappato senza troppa convinzione ad una palo ed ad ogni scossone sbatte addosso al giovane che si innervosisce ma Lenny fa finta di nulla.
L’autobus viaggia attraverso la citta’ passando diversi quartieri.
“Stai andado molto lontano. E’ tanto che siamo su questo autobus.”
“Hm”
“Perche’ non mi vuoi dire come ti chiami e dove stai andando?”
“Perche’ non so chi sei! Perche’ non so cosa vuoi! Perche’ penso che tu sei pazzo! Ti basta?”
“Te l’ho gia detto sono uno scrittore. Vado a caccia di persone come te e il mio modo di catturarle e’ quello di conoscerle.”
Silenzio
“Non sono il primo quindi?”
“Certo che si!”
Innervosito “Mi stai prendendo in giro testa di cazzo? Fa di non essere un polizziotto.”
“Guardami bene. Ti pare che ho la faccia di un poliziotto? Ho il fisico di un poliziotto?” Lenny si apre la giacca e fa un giro intorno a se. “Non sono un poliziotto, ora mi puoi dire dove stai andando e come ti chiami?”
“Ogun”
“Dov’e’ Ogun?”
“Mi chiamo Ogun idiota!”
“Ah scusa ... Ogun” ridacchia “Che razza di nome e’ questo?”
“Scusa?”
“Che razza di fantasia hanno avuto i tuoi genitiori per darti questo nome?” ride buttando la testa dietro le spalle
Ogun e’ arrivato a destinazione e scende dall’autobus. Lenny guarda fuori per capire dove si trova e lentamente esce quasi non prestasse piu’ attenzione al ragazzo. Si accende una sigaretta e guarda il cielo.
In pochi istanti Ogun si era allontanato di diversi passi.
Stando fermo dove e’ sceso Lenny ruota il corpo verso destra: “Ehi! Ogun dove stai andando?” gli grida.
Il ragazzo prosegue per la sua strada. Lenny corre con passo indolente per raggiungerlo
“Dove stiamo andando?”
Ogun prende Lenni per il coppino continuando a camminare: “Io sto andando dove sto andando e tu fra poco andrai all’inferno perche’ ti ci mando io. Ti piace il programma?”
“Ok ti diro’ perche’ ti voglio conoscere ma prima lasciami e fermiamoci un secondo a mangiare qualcosa, sono affamato.”
Ogun si ferma e con un gesto stanco delle spalle che scendono verso il basso guarda Lenny.
“No! Ora vorrei proseguire da solo, ti spiace?”
“Certo che non mi spiace ma perche’ riufiutare un buon hamburger eh?” gli fa segno verso la vetrina vicino e sorride.
Non molto distante da dove si trovano Lenny e Ogun una ragazza sta piangendo nel salotto di casa sua. La madre si avvicina e cerca di consolarla mentre alle loro spalle un ragazzo e’ in piedi che le guarda.
Lenny e Ogun si siedono ad un tavolo con un vassosio carico di cibo.
Lenny: “Ho letto su una rivista che ci sono dei posti in India dove ti aiutano a trovare la tua strada. Tu sai qual’e’ la tua?”
“Forse.”
“Non ti piacerebbe sapere qual’e’?”
“Cosa vuoi da me?”
“Sapere dove stai andando!?”
“Non mi hai detto perche’ lo vuoi sapere.”
“Giusto!” sbatte platealmente le mani sul tavolo “Non te l’ho detto” raccoglie una patatina “Tu sai cos’e’ un’intuizione?”
“Credo di si”
“Intendo dire se ne hai mai avuta una?”
“Credo di si”
“E l’hai seguita?”
Ogun fissa immobile il suo panino.
Lenny: “Io ne ho avuto tante, qualcuna ho provato a seguirla ma tante sono passate come un treno che si e’ fermato alla stazione ed e’ ripartito senza di me.”
“Cosa c’entra questo con il fatto che vuoi sapere dove sto andando?”
“Tu oggi sei la mia intuzione”
“Intuizione di cosa?”
Sottovoce: “Non lo so ancora, ho sentito che hai una forte energia. Secondo me stai andando a uccidere qualcuno. Sbalgio?”
Sottovoce: “Secondo te se anche fosse vero te lo direi?”
Sottovoce: “Non c’e’ bisogno, l’ho capito! Sto aspettando il momento di vedere che avevo ragione”
Ogun si stropiccia la fronte perche’ non crede a quello che sta sentendo.
Ogun: “Se ti dicessi che sono un ragazzo come tanti che sta tornando a casa dove mi aspetta mia madre e mia sorella?”
“Be’ in tal caso avro’ sbagliato, forse e’ meglio cosi ... per te! Ho finito di mangiare.”
Usciti Lenny chiede: “Perche’ vai in giro vestito cosi’ se sei un ragazzo normale?”
“Cosi’ come?”
“Come quei rapper che uccidono o si fanno uccidere.”
“Ahhhh ma tu da dove arrivi? Nemmeno mia madre mi fa piu’ queste domande!”
“E’ lontana casa tua? Sono stanco.”
“Nesuno ti ha invitato, non so come fartelo capire.”
“Be’ dopo tutta questa strada non mi vorrai dire che non mi merito un bicchiere d’acqua di casa tua?”
“Sei esasperante! Io non so cosa mi trattenga dal non prenderti a calci nel culo e mandarti via.”
“Forse perche’ sai che non servirebbe a nulla?! Eh ... eh? Dai non ti irrigidire in fondo siamo diventati amici no?”
“Sai cosa ti dico?! Tu sei solo un randagio che vive solo come un cane e attacchi pezze a tutti per avere un po’ di compagnia.”
“Be’ si in parte e’ vero.”
Ogun arriva davanti alla porta di casa sue e Lenny attende alle sue spalle. Dietro a quella porta oltre il corridoio c’e’ il salotto nel quale una ragazza piangeva tra le braccia di sua madre che puntando il dito contro il ragazzo lo malediceva per essersi portato via la fancullezza di sua figlia.
Ogun apre la porta di casa ed entra.
“Ma!”
Silenzio
Ogun cammina lungo il corridoio ed entra in sala.
“Cosa succede?”
Lenny e’ alle sue spalle, si guarda in torno silenzioso.
La madre di Ogun: “E’ tutta colpa sua” indicando il ragazzo alle spalle di Ogun.
Ogun si gira e vede Lenny.
Gli si avventa addosso per strangolarlo: “Lo sapevo!”
“Nooooo!” dice la madre “L’altro ragazzo idiota.”
Ogun sposta Lenny e vede un ragazzo di colore che lo guarda con gli occhi sgranati.
Rivolgendosi alla madre: “Cosa ha fatto?”
“Ha messo in cinta tua sorella quell bastardo!”
Ogun esce dalla sala e corre su per le scale fino alla sua camera.
La madre di Ogun guarda Lenny ma non lo riconosce come uno degli amici di suo figlio e lo ignora.
Lenny si accomoda sulla poltrona e si prepara ad assistere.
Poco dopo la casa e’ assediata dalla polizia. Qualcuno ha sentito degli spari e li ha chiamati. C’e un gran caos, gente che si dispera e piange.
Lenny dalla strada guarda la scena e s’incammina verso una nuova avventura sparendo nel nulla.
You have hidden the gun in the garden of your thoughts.
Lenny cammina per la via di casa sua dopo essere andato a prendere una latte caldo alla caffeteria all’angolo ed essersi stancamente trascinato fino alla riva del fiume. Tutti i giorni ripete maniacalmente questo percorso convinto che lo possa aiutare a trovare la sua vera strada.
Di fronte arriva in senso contrario un ragazzo di colore. Faccia aggrottata, vestito di scuro con una felpa da rapper e una catena finto oro appoggiata vistosamente al petto.
Lenny: “dove stai andando?”
Il ragazzo di colore senza nemmeno fermarsi lo guarda pensando ad un errore e prosegue. Lenny lo segue e gli ripete la domanda.
“Dove stai andando?”
Il ragazzo lo guarda nuovamente, interdetto rimane muto.
“Allora?”
“Chi cazzo sei?”
“Ciao sono Lenny” camminandogli di fianco gli porge la mano “Dove stai andando?”
“Perche’ lo vuoi sapere?”
“Perche’ sei un nero vestito da gangsta rapper, sei proprio come i tizi che si vedono in televisione. Non ne avevo mai visto uno da vicino prima.”
Il ragazzo non capisce e questo affiora dalla sua espressione.
“Dovresti aver paura di me allora! Bu!” ride fragorosamente
“Non e’ da me che stai andando, che paura dovrei avere?”
“Cosa vuoi dire?”
“Dovrei aver paura se fossi io la persona da cui stai andando! Ma non lo sono e quindi non ne ho e vorrei sapere dove stai andando?”
“Infatti non credo di potertelo dire!”
“Allora ho ragione a pensare che sei un gangsta rapper e che stai andando a fare qualcosa di brutto?”
Il ragazzo si ferma alla fermata di un autobus. Chiama un amico e inizia a raccontare la cosa strana che gli sta succedendo e ride. Lenny per tutto il tempo rimane impalato al suo fianco guardandosi in giro. Dopo qualche minuto chiude il telefono.
“Io sono Lenny, tu come ti chiami? Questo dovrebbe essere piu’ facile da rispondere” sorride
“Non sarai mica un poliziotto vero?”
“No sono uno scrittore e mi interesso di persone come te.”
“Che persona sono?”
“Semplicemente uno che ho notato.”
Arriva l’autobus e il ragazzo di colore sale pensando erroneamente di liberarsi di Lenny.
“Mi puoi almeno dire come ti chiami?”
Il ragazzo di colore lo guarda cercando di capire davvero chi sia questo tizio.
“Tutto questo non mi sembra reale e non capisco. Tu non stavi andando da nessuna parte?”
“Io? Si. Tornavo a casa. “ sorride
“Perche’ non hai proseguito?” sorride ironicamente
“Perche’ ho incontrato te.”
Silenzio, il ragazzo guarda fuori dal finestrino e cerca di ignorare questa presenza ingombrante. Lenny gli sta al fianco aggrappato senza troppa convinzione ad una palo ed ad ogni scossone sbatte addosso al giovane che si innervosisce ma Lenny fa finta di nulla.
L’autobus viaggia attraverso la citta’ passando diversi quartieri.
“Stai andado molto lontano. E’ tanto che siamo su questo autobus.”
“Hm”
“Perche’ non mi vuoi dire come ti chiami e dove stai andando?”
“Perche’ non so chi sei! Perche’ non so cosa vuoi! Perche’ penso che tu sei pazzo! Ti basta?”
“Te l’ho gia detto sono uno scrittore. Vado a caccia di persone come te e il mio modo di catturarle e’ quello di conoscerle.”
Silenzio
“Non sono il primo quindi?”
“Certo che si!”
Innervosito “Mi stai prendendo in giro testa di cazzo? Fa di non essere un polizziotto.”
“Guardami bene. Ti pare che ho la faccia di un poliziotto? Ho il fisico di un poliziotto?” Lenny si apre la giacca e fa un giro intorno a se. “Non sono un poliziotto, ora mi puoi dire dove stai andando e come ti chiami?”
“Ogun”
“Dov’e’ Ogun?”
“Mi chiamo Ogun idiota!”
“Ah scusa ... Ogun” ridacchia “Che razza di nome e’ questo?”
“Scusa?”
“Che razza di fantasia hanno avuto i tuoi genitiori per darti questo nome?” ride buttando la testa dietro le spalle
Ogun e’ arrivato a destinazione e scende dall’autobus. Lenny guarda fuori per capire dove si trova e lentamente esce quasi non prestasse piu’ attenzione al ragazzo. Si accende una sigaretta e guarda il cielo.
In pochi istanti Ogun si era allontanato di diversi passi.
Stando fermo dove e’ sceso Lenny ruota il corpo verso destra: “Ehi! Ogun dove stai andando?” gli grida.
Il ragazzo prosegue per la sua strada. Lenny corre con passo indolente per raggiungerlo
“Dove stiamo andando?”
Ogun prende Lenni per il coppino continuando a camminare: “Io sto andando dove sto andando e tu fra poco andrai all’inferno perche’ ti ci mando io. Ti piace il programma?”
“Ok ti diro’ perche’ ti voglio conoscere ma prima lasciami e fermiamoci un secondo a mangiare qualcosa, sono affamato.”
Ogun si ferma e con un gesto stanco delle spalle che scendono verso il basso guarda Lenny.
“No! Ora vorrei proseguire da solo, ti spiace?”
“Certo che non mi spiace ma perche’ riufiutare un buon hamburger eh?” gli fa segno verso la vetrina vicino e sorride.
Non molto distante da dove si trovano Lenny e Ogun una ragazza sta piangendo nel salotto di casa sua. La madre si avvicina e cerca di consolarla mentre alle loro spalle un ragazzo e’ in piedi che le guarda.
Lenny e Ogun si siedono ad un tavolo con un vassosio carico di cibo.
Lenny: “Ho letto su una rivista che ci sono dei posti in India dove ti aiutano a trovare la tua strada. Tu sai qual’e’ la tua?”
“Forse.”
“Non ti piacerebbe sapere qual’e’?”
“Cosa vuoi da me?”
“Sapere dove stai andando!?”
“Non mi hai detto perche’ lo vuoi sapere.”
“Giusto!” sbatte platealmente le mani sul tavolo “Non te l’ho detto” raccoglie una patatina “Tu sai cos’e’ un’intuizione?”
“Credo di si”
“Intendo dire se ne hai mai avuta una?”
“Credo di si”
“E l’hai seguita?”
Ogun fissa immobile il suo panino.
Lenny: “Io ne ho avuto tante, qualcuna ho provato a seguirla ma tante sono passate come un treno che si e’ fermato alla stazione ed e’ ripartito senza di me.”
“Cosa c’entra questo con il fatto che vuoi sapere dove sto andando?”
“Tu oggi sei la mia intuzione”
“Intuizione di cosa?”
Sottovoce: “Non lo so ancora, ho sentito che hai una forte energia. Secondo me stai andando a uccidere qualcuno. Sbalgio?”
Sottovoce: “Secondo te se anche fosse vero te lo direi?”
Sottovoce: “Non c’e’ bisogno, l’ho capito! Sto aspettando il momento di vedere che avevo ragione”
Ogun si stropiccia la fronte perche’ non crede a quello che sta sentendo.
Ogun: “Se ti dicessi che sono un ragazzo come tanti che sta tornando a casa dove mi aspetta mia madre e mia sorella?”
“Be’ in tal caso avro’ sbagliato, forse e’ meglio cosi ... per te! Ho finito di mangiare.”
Usciti Lenny chiede: “Perche’ vai in giro vestito cosi’ se sei un ragazzo normale?”
“Cosi’ come?”
“Come quei rapper che uccidono o si fanno uccidere.”
“Ahhhh ma tu da dove arrivi? Nemmeno mia madre mi fa piu’ queste domande!”
“E’ lontana casa tua? Sono stanco.”
“Nesuno ti ha invitato, non so come fartelo capire.”
“Be’ dopo tutta questa strada non mi vorrai dire che non mi merito un bicchiere d’acqua di casa tua?”
“Sei esasperante! Io non so cosa mi trattenga dal non prenderti a calci nel culo e mandarti via.”
“Forse perche’ sai che non servirebbe a nulla?! Eh ... eh? Dai non ti irrigidire in fondo siamo diventati amici no?”
“Sai cosa ti dico?! Tu sei solo un randagio che vive solo come un cane e attacchi pezze a tutti per avere un po’ di compagnia.”
“Be’ si in parte e’ vero.”
Ogun arriva davanti alla porta di casa sue e Lenny attende alle sue spalle. Dietro a quella porta oltre il corridoio c’e’ il salotto nel quale una ragazza piangeva tra le braccia di sua madre che puntando il dito contro il ragazzo lo malediceva per essersi portato via la fancullezza di sua figlia.
Ogun apre la porta di casa ed entra.
“Ma!”
Silenzio
Ogun cammina lungo il corridoio ed entra in sala.
“Cosa succede?”
Lenny e’ alle sue spalle, si guarda in torno silenzioso.
La madre di Ogun: “E’ tutta colpa sua” indicando il ragazzo alle spalle di Ogun.
Ogun si gira e vede Lenny.
Gli si avventa addosso per strangolarlo: “Lo sapevo!”
“Nooooo!” dice la madre “L’altro ragazzo idiota.”
Ogun sposta Lenny e vede un ragazzo di colore che lo guarda con gli occhi sgranati.
Rivolgendosi alla madre: “Cosa ha fatto?”
“Ha messo in cinta tua sorella quell bastardo!”
Ogun esce dalla sala e corre su per le scale fino alla sua camera.
La madre di Ogun guarda Lenny ma non lo riconosce come uno degli amici di suo figlio e lo ignora.
Lenny si accomoda sulla poltrona e si prepara ad assistere.
Poco dopo la casa e’ assediata dalla polizia. Qualcuno ha sentito degli spari e li ha chiamati. C’e un gran caos, gente che si dispera e piange.
Lenny dalla strada guarda la scena e s’incammina verso una nuova avventura sparendo nel nulla.
Thursday, 4 September 2008
C'e' una cosa di te
C'e' una cosa di te che non so e che vorrei sapere ... come sarai ogni giorno dei prossi 40anni.
Tuesday, 2 September 2008
messaggio dedicato
Ne' Osho ne' alcun altro guru, ma una voglia indescrivibile di tenerti ancora tra le mie braccia, questa e' la forza del piccolo cambiamento che hai visto.
per te Bea
per te Bea
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